E MENO MALE CHE NON SI SMETTE MAI DI IMPARARE - Brenda
11155
post-template-default,single,single-post,postid-11155,single-format-standard,cookies-not-set,edgt-core-1.0.1,ajax_fade,page_not_loaded,,hudson-ver-2.2, vertical_menu_with_scroll,smooth_scroll,blog_installed,wpb-js-composer js-comp-ver-6.0.5,vc_responsive

E MENO MALE CHE NON SI SMETTE MAI DI IMPARARE

Feb 17 2020

E MENO MALE CHE NON SI SMETTE MAI DI IMPARARE

Qual è la differenza tra churros e porras? Che cos’è el Tribunal de las Aguas? E a chi era destinato el campo de los almendros? Se non avete una risposta a tutto, è normale ed è per questo motivo che esiste la formazione professionale continua!

Avete presente quanto sia importante per un interprete, vero? L’interprete è una persona curiosa, desiderosa di conoscere, scoprire mondi e culture diversi: se avete frequentato una facoltà per interpreti e traduttori sicuramente queste parole vi suoneranno familiari.

Sono pienamente d’accordo, mi riconosco un po’ in questa figura inquieta che cerca di capire anche le realtà più lontane e sconosciute e per questo motivo ho deciso di iniziare il 2020 frequentando un corso di terminologia e cultura spagnola presso la Universidad Europea de Valencia.

L’associazione che ha ideato e preparato la prima edizione di questo seminario si chiama Bejalai e per viverlo appieno è necessario conoscere lo spagnolo come la propria lingua madre o quasi; sottolineo “quasi” perché per quanto si possa aver studiato una lingua e per quanto la si utilizzi per lavoro, ci sono sempre espressioni, parole nuove o sfumature di significati che ignoriamo.

E questo è proprio il bello di lavorare con lingue diverse dalla propria e partecipare ad iniziative come quella in oggetto.

Perché sono entusiasta di questa esperienza? Le ragioni sono molte, di seguito proverò a riassumere le principali.

 

STRUTTURA DELLE GIORNATE

Ogni giorno per cinque giorni abbiamo iniziato la giornata ascoltando un intervento di un esperto in una materia sempre diversa, come: la situazione politica in Catalogna e le ragioni dell’indipendentismo catalano, la mobilità sostenibile, la politica alimentare e i vizi linguistici dello spagnolo attuale solo per citarne alcune.

Finita la presentazione in aula, il relatore veniva intervistato da uno dei coordinatori del corso e noi “studenti” traducevamo le domande e le risposte in simultanea in cabina, simulando una conferenza stampa dal vivo.

In seguito, tornavamo in aula e analizzavamo la terminologia specialistica della tematica affrontata con l’obiettivo di arricchire il glossario che ci era stato fornito in precedenza.

Questo schema si ripeteva anche nella prima parte del pomeriggio mentre la seconda parte era destinata allo svolgimento di attività culturali, quali una visita guidata di uno dei quartieri più rappresentativi di Valencia (el barrio del Carmen), del Museo de las Fallas, un’escursione in bicicletta per vedere dal vivo gli orti e i sistemi di irrigazione tanto descritti da uno dei docenti e ultimo, ma non per importanza, una ricca colazione presso una delle migliori churrerías dove sia stata.

Un programma intenso? Parecchio, ma vi assicuro che ne è valsa la pena.

 

ARRICCHIMENTO LINGUISTICO

Non so se sia stata la parte più interessante del corso, difficile sceglierne una, ma è stata senza dubbio una delle più utili a livello professionale.

C’è poco da fare: studiare, approfondire o imparare una lingua nel paese dove la si parla è un valore aggiunto e accelera il processo di apprendimento.

Non è impossibile, ma assai raro ascoltare nel proprio paese di residenza che non sia la Spagna espressioni come estar más quemado que los palitos del churrero, poner la pica en Flandes, ser un tamayazo o ser un Reino de Taifa.

Quando si usano? La prima per descrivere un senso di stanchezza estremo, sarebbe l’equivalente del nostro “sentirsi a pezzi, distrutto” o come si dice in toscana e più nello specifico tra Prato e Firenze “essere cotto come un fegatello”.

Avendo assistito al processo di preparazione e frittura dei churros, capisco l’origine di questo modo di dire: l’impasto di questo alimento tipico spagnolo viene letteralmente immerso in un mare di olio bollente, fritto e poi impiattato usando due pali di legno che a fine giornata sono sicuramente esausti e consumati.

La seconda espressione si usa per fare riferimento a chi ha raggiunto un successo personale dopo tanti sforzi e la sua origine risale alla Guerra delle Fiandre, quando l’esercito spagnolo doveva compiere una traversata immane per raggiungere i Paesi Bassi evitando di attraversare paesi nemici come la Francia. Arrivare a destinazione era una vera impresa e riuscirci comportava già di per sé una vittoria.

Il terzo modo di dire si deve al politico socialista Eduardo Tamayo, che con la sua astensione impedì l’investitura del suo compagno di partito Rafael Simancas a Presidente della Comunidad de Madrid. Per essere eleganti, potremmo usare questa espressione per accusare qualcuno di aver fatto un voltafaccia.

Infine, se qualcosa si definisce come un reino de Taifa è perché estremamente disorganizzato e caotico, proprio come las taifas o i piccoli regni in cui si suddivise il Califfato di Cordoba dopo la rivoluzione cordobese dell’anno 1009.

Potrei andare avanti ancora a lungo, ma toglierei spazio a un terzo elemento fondamentale di questo corso.

 

PACCHETTO NETWORKING + BLEISURE

Conoscere colleghi che provengono da altri paesi e scambiare informazioni e pareri sulla nostra professione nel mondo non è affatto banale.

È stato sorprendente notare che la difficoltà di far comprendere ai clienti il vantaggio di affidarsi a un interprete qualificato e il suo valore (non solo quello economico) sembrano essere presenti anche in paesi nordeuropei che sono ben più all’avanguardia dell’Italia in altri campi.

Lo dico non perché creda alla filosofia del mal de muchos consuelo de tontos (mal comune mezzo gaudio), bensì perché genuinamente meravigliata dal sentire come certe criticità siano comuni.

Altra cosa che ho molto apprezzato è stata la positività del gruppo; non ci eravamo scelti, ci siamo trovati a Valencia per caso, ma si è da subito instaurato un bel rapporto e confesso che mi piacerebbe poter incontrare nuovamente e lavorare insieme ai “compagni” di España a tu alcance.

Infine il concetto di Bleisure, neologismo che ho letto per la prima volta nell’articolo di Daniela D’Amato http://it.creative-words.com/blog/vi-racconto-il-mio-viaggio-bleisure-a-new-york/.

Non è altro che la combinazione delle parole Business e Leisure e l’idea è quella di approfittare di un viaggio di lavoro in una città che non sia la nostra per approfondirne la conoscenza o semplicemente per scoprirne un suo angolo nascosto o vivere un’esperienza tipica di quel luogo.

Direi che durante questa settimana formativa, quest’ultimo obiettivo è stato pienamente raggiunto!

Non so se succeda anche a voi, ma una volta tornata a casa ho avuto bisogno di un po’ di tempo per assimilare tutte le novità e subito dopo mi è venuta una gran voglia di ripartire e partecipare a una nuova esperienza formativa.

Al prossimo arricchimento!

 

0 Comments
Share Post
No Comments

Post a Comment